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Non ho tempo

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Ne ho e non mi basta, lo odio, lo cerco, sembro un naufrago che cerca l’isola e non la raggiunge mai. Ne farei a meno, fermerei un istante e resterei lì. Ne ho uno bellissimo che non riesco a cancellare nemmeno se mi si svuotassero le viscere, ecco, resterei lì, in quei cinque secondi di un pomeriggio inoltrato e lì potrei quasi viverci, ma no, non mi basterebbe perché vorrei avere gli altri dieci secondi e poi qualche minuto e poi ore e poi …te.
Non ho tempo, mi manca quel tempo che non capisco, quel tempo per riflettere, quello per evitare altro tempo e intanto ne voglio. Troppo tempo senza, poco per fermarlo. Ci sono eventi che aspettano e manca il tempo perché accadano, io li vorrei, ma sono solo io che ci credo ancora e passa questo inferno di tempo, logora, ricorda, diventa una piazza grande per i pensieri insistenti, monta scalini e suggerisce direzioni, ma io voglio quello che mi piace, giorni di indicibile meraviglia in cui sono stata senza tempo e non ne voglio altro…

Davila

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Se io fossi il mattino adesso, verrei a svegliarti, se fossi stata la notte t'avrei amato fino alla sua fine e inseparabili avremmo baciato la vita…
Davila

 

 

Moon and me

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Quel respiro che sale e… I know you’re somewhere out there, somewhere far away…
Non è una gran canzone ma le frasi che ha sono quel che dico, quando sono sola, quando mi pulsano i pensieri e me ne sto a fissare la luna. A volte mi capita in macchina, mentre guido, altre appena scesa con la portiera ancora aperta e la guardo nel centro del mio cortile, con le sue facce settimanali e come me volubile. Io sono come lei, solitaria in un buio tutto mio che non conosce nessuno perchè a nessuno è concesso capirlo. Se lo raccontassi, anche solo in parte, mi darebbero della matta, della squilibrata forse e invece credo di avere più sanità mentale io che certe persone stabili ma vuote. Io sono un tumulto, sono un inquieta che si logora di passione e non può farne a meno, nonostante i suggerimenti portino in altre direzioni ma io inevitabile proseguo… continuo a guardarla e la trovo sempre bellissima e affine a me.
Ogni sera, se vedo quella stella, quella stella lì, io ti saluto… è un saluto lontanissimo e insignificante, fa sorridere e fa male insieme, perchè sei dall’altra parte, esattamente di là, via da qui… e io non lì.

Non è certo coraggioso ammettere che si è folli, è dire però la verità e io non la nascondo a me stessa, che si incolla ad una stella e non ce la fa a guardare le altre. Ne passano, ne passeranno, ce ne sono parecchie che stanno intorno ed eccitano i sensi, le prendo, le tocco, le trapasso e lascio andare, nessuna resta, ormai non è tempo per la costanza, mi ha lasciato così tanto tempo fa che dovrei prenderne lezioni per applicarla. Mi ha lasciato quando avevo gli occhi aperti e le mani calde, quando l’ultimo voto di amore ricambiato mi ha girato il cuore verso un altro e poi… e poi basta, sono stati momenti e sogni profondi, una speranza che picchiava la realtà, una fugace promessa e un treno su un binario sbagliato, ma sono sempre arrivata fino in fondo, fino a quanto potevo e anche oltre grazie alla mia follia.
Ora, ora sono una faccia di luna che non sa staccarsi da una stella, che scrive ogni tanto come ora seguendo un filo immaginario, magari dopo un sogno, una riflessione, una frase di una canzone che sente fino a che ha memoria di ogni parola. Faccio così quando leggo le parole… le imparo e le affronto, le porto dove penso stiano a posto e le trasmetto dentro, che siano pallottole, che siano carezze.
Le colleziono e le uso per turbare la mia ragione, quei pochi etti che me ne rimangono…
Ci sono stati giorni in cui ne ero a digiuno e sono stati meravigliosi, giorni in cui vivere era un trofeo, un altare alla passione, una scoperta di quanto ero me stessa, così libera da tremare. Ce ne sono stati altri in cui la forza non reggeva le gambe e alzarsi per viverli era morire: ho preso quello che pioveva, ho scelto l’inevitabile e ho amato intensamente…

“Io sono seduta parlando alla luna nella speranza che tu sia dall’altra parte e che stai parlando con me”
Mi dicono: ” E’ un vero peccato…” io alzo le spalle e sorrido una battuta e dentro sento un crac, perchè io avevo un idea da vivere e un anima da far entrare, ma l’uscita era parallela all’ingresso e in quei millimetri c’è stato tutto… tutto quello che si poteva, che si desiderava, che ha appianato le montagne  e disegnato il mare.
Ancora una volta, promesso ancora una volta ad ascoltarla e poi… torno dov’ero.
“Try to get to you on the other side…”
E sono su una riva, giù da un fiordo che ho disceso e non voglio più risalire… ho un anello che brucia all’indice e una collana che lega una lettera, l’amore scende dove vuole e sta addosso tenendoti sveglio sempre…

Davila ( e Bruno Mars)

 

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E Buon Anno sia, uno nuovo, forse simile, forse no. Un altro davanti ignoto, questo che passa vissuto. Sia buono per ogni desiderio, progetto, sorpresa, imprevisti, novità o tutto già visto. Sia che sia è un altro anno, di giorni a stagioni, di notti profonde, di solitari, di gruppi, di vergogne e perdoni, di sbagli e di giusti, di rovesci e di buona mano, di diagonali e di incroci, di cerchi e rombi, di trame, di troni, di furbi e innocenti, di numeri, di verosimili e incredibili, di rifugi o di scoperti, di trascorsi o di fermi…
Non sarà un anno che ci salverà, per qualcuno sarà un ultimo, per altri l'inizio, di certo sarà tempo, cose, opportunità, perdite e riscatti…
Sarà un anno, questo è il fatto, arriverà tra poco, lo si vedrà in bicchieri misti a rossetti e tappi che saltano, lo si bacerà con le parole e le labbra, lo si troverà in malinconici ricordi che scrollano le spalle, perchè è inevitabile pensare a ciò che quello prima è stato nel momento in cui c'è il sorpasso.
Si terranno abbracci, foto, vestiti rossi, più intimi dell'anima che ancora una volta si scioglie nel vino. Si penserà a dopo, a ciò che capiterà, ma soltanto al rientro, tra due giorni quando i botti sono spenti e la mente recupera equilibrio o ci prova…
Io, che di questo vorrei sbriciolarne gli eventi e tenerli in tasca per non perdermi, mi piace pensare che almeno uno sia rimasto in qualcun altro, presuntuosa di essere traccia anche solo di una frase o di minuscola aggiunta ad un altra vita.
Io, che non temo ciò che scorre e fremo per muovere, cambiare, spostare, di nuovo o al mio fianco, perchè tutto ciò che si è è una corrente emozionale a cavallo, in carrozza ci sei tu e i sogni… e non te ne dimenticare, per quest'anno.

"Credo sia ora di andare"
"No, un altro momento… aspettiamo"
"Ti manca già?"
"Si, tanto come non immaginavo, io pensavo che ci fosse ancora tempo"
"No, si è consumato tutto, ne viene altro però"
"Lo so, ma … ma… "
"Ma, nessun ma, abbi fiducia"
"Certo, però… sai, è uguale, io sento lo stesso, pulsa e si rigenera"
"Non lo perderai"
"Tu credi?"
"Io spero… non sai sicuramente ciò che avverrà, la certezza è prepotenza, sai però che puoi aspettare, senza fretta, senza peso, con gli occhi aperti e le mani pronte, come le valigie che non disfi mai tutte perchè aspetti un viaggio ancora…"
"Gia… nemmeno tu sai vero?"
"No, nemmeno io"
"Ma stai sorridendo, tu m' imbrogli!"
"No… io ti sento"
"Se fosse così allora avresti capito cosa intendo"
"Ho capito, sei tu che non ti ascolti"
"Io… io … so, teneramente nascondermi per farmi trovare da te"

Buon Anno…

Davila

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23 Agosto 2010

Se n’è andato a fare un giro chissà dove, una persona che stimo, con la quale ho condiviso anni di professione e conoscenza, anni di storie, di interventi,  discussioni, di confronti mai banali, se non per ridere delle sue battute mirate e spesso pungenti, con un fondo di verità a volte scomoda. Esigente, partecipe e anticonformista, arrivava al lavoro in moto anche con la pioggia, sfidava malattie e persone con quell’animo acceso, con la gestualità e gli occhi fermi di chi sa che cosa sta dicendo e lo difende. Riservato nel suo interiore personale, schivo a manifestazioni affettive, ma l’ho visto tenere mani per conforto, carezze, a visi in lacrime, dando fiducia con lo sguardo e poche parole ma incisive e quel silenzioso rispetto dovuto alla sofferenza che gli era intorno: se n’è andato in altre terre dove potrà ancora essere acuto osservatore e ironico oratore, carismatico con garbo e quel sorriso imperfetto che non escludeva nessuno, nemmeno me che non ero un accondiscendente ma un educata testarda e che per primo, nel 92, una mattina in visita mi affibbiò l’epiteto di "rompipalle", da lì ripetuto nelle occasioni quotidiane e poi negli incroci casuali nei corridoi e ascensori che ti danno il tempo di una battuta e un arrivederci. Lo sono ancora, forse anche di più; era una battuta e un complimento che tengo caro come tutti i ricordi di quegli 11 anni condivisi in quel meraviglioso gruppo di persone di cui facevo parte, lui era una, la seconda ad andarsene così, lasciando un vuoto che non si riempie e non si sostituisce… nel cuore.

 Buon viaggio Dott B. spero sia in moto e senza pioggia…

L’avevo scritto un ora dopo aver saputo che se n’era andato, un ora per confermarmi che era vero e lasciar libere le lacrime; due giorni prima parlavo di lei Dott B. e avevo avuto buone notizie da condividere con due sue vecchie conoscenze, due altre di quel gruppo che hanno fatto "storia". Ci dammo anche un nome "Il 7° Cavalleggeri" perchè eravamo attivi e pieni di entusiasmo, perchè eravamo una banda di infermieri e medici che ogni giorno facevano le gare con il dolore e la vita e spesso prendevamo a schiaffi il destino avverso, quando potevamo vedere i sorrisi di chi coi mille grazie usciva dalla porta del reparto a piedi e nel benessere ritrovato: ci lasciavano cioccolatini, biscotti, caffè, biglietti e un pezzo della loro esistenza che inevitabilmente si era incrociata con la nostra e ci aveva legato. Non veniva spesso alle cene, era schivo fino a quel punto, ma lei c’era quando ci voleva e non si tirava indietro nei casi più difficili e aveva sempre un opinione medica da dire e tutti l’ascoltavano, perchè lei era in gamba, lei il suo lavoro lo sapeva fare bene e l’ammiravo parecchio per questo. Se avessi avuto bisogno di un medico oncologo sarei venuta da lei con fiducia incondizionata e lei mi avrebbe preso in giro come sempre, perchè ai complimenti  lei credeva poco, dubitando se fossero sinceri, ma in fondo, quell’angolo di timido narciso se ne compiaceva…

Oggi di lei ho conosciuto aspetti personali che mi hanno commosso, ho visto suo figlio, leggere la lettera a lei dedicata, le somiglia a copia quasi identica sia nell’aspetto che nel modo di fare… ha messo la lettera sul tavolo e le mani aperte appoggiate piegandosi come faceva lei quando doveva annunciare qualcosa e sembrava le servisse l’appoggio per rendere meglio l’idea sia essa grave o leggera. Ho visto sua moglie, dal viso bello, i lineamenti di una donna capace e in gamba come lei, trasparente e coraggiosa nel dire che non aveva rimpianti perchè la vita fin ora se l’era goduta ogni giorno…

Lei era troppo alto da guardare negli occhi, non avevo quell’altezza per sapere di che colore erano tranne un giorno che ci siamo trovati accanto ad un letto di una sua paziente, le stava dando notizie brutte, i markers erano ancora positivi e doveva fare un altro ciclo, chiaramente le ha spiegato tutto e nonostante le lacrime su quel viso così giovane e la parrucca nera scivolata un po’ di lato le ha dato quel coraggio di non smettere di sperare nella cura e in se stessa, perchè ad altro non ci si poteva affidare secondo il suo punto di vista ateo. L’ho guardata con ammirazione perchè dire tutta la verità ad un malato è sempre stato un argomento spinoso, ma non per lei, che alle sue pazienti, le "sue donne" come le chiamavo io, diceva ogni cosa per renderle consapevoli dell’avversario da stroncare e tutte restavano affascinate, segretamente innamorate del medico e dell’uomo e qualcuna poco segretamente le faceva gli occhi dolci ma lei integerrimo le smaliziava con la battuta del momento. Lei per me aveva gli occhi verdi, come una bella veduta di montagna da guardare seduti sulla moto, ad ammirare la natura gentile di cui quel verde ne è il frutto…

Ed è la sua natura che ho ascoltato oggi, di chi l’ha conosciuta oltre me, di chi ha fatto un lungo giro con lei in questa vita e di chi so che non se ne scorderà. Ho ascoltato la sua musica, ho visto le sue foto passare sullo schermo e il tempo che le è passato sulla pelle non cambiandola però più di tanto, forse almeno in questo la sua brevità le ha reso merito. Ho visto persone che conosco, colleghi e non solo, c’era l’aula piena come credo mai in altre occasioni, singhiozzi e sorrisi nel ricordarla, parole e applausi tutti per lei… lei che c’era, sicuramente seduto con la gamba su quell’altra e la mano sulla barba, attento, osservava in  giro guardando ognuno, strizzando l’occhio per saluto, compiaciuto e intimidito dal numero, silenzioso tranne un colpo di tosse per affermazione e tre dita per appoggiare il viso, in ascolto… poi quando ha pensato che poteva andare, si è alzato e di spalle ha salutato tutti, quasi fuggendo, veloce nell’ allontanarsi con quei passi lunghi ma lenti e ci ha lasciato a bere un bicchiere in suo onore… per tutto l’onore che lei aveva.

Non c’ero quando ha conosciuto il suo avversario, l’ho saputo a distanza dai legami che ancora ho forti e fermi con molti di quelli rimasti nella storia. Incredula ho pensato che questo non a lei, non a chi per anni l’ha guardato sul corpo e nell’anima degli altri, non a chi si è impegnato per migliorare gli strumenti di guerra da dare ai soldati e a chi a battaglia persa diceva un vaffanculo interiore da far tremare le pareti… le è toccato essere soldato e ha tenuto il fucile fino a che ha potuto, troppo breve il tempo però, troppo doloroso saperla via… non averne avuto ancora è il mio rimpianto e la mia mancanza. Non era tipo da pensionato nullafacente forse, ma non farsi rapire così! La terapia andava bene, mi dicevano e quindi per quale cazzo di sfortuna lei non ci sarà domani? Non era nemmeno tipo da paradiso, lei il biglietto d’entrata non lo aveva preso, lei era fatto per stare qui, ancora, con tutto il tempo da passare a discutere da primario e rompere le palle da uomo per bene… e vaffanculo!

Mi mancherà, perchè lei fa parte del periodo più bello e intenso della mia vita, in cui sono arrivata da ragazzina vent’enne e me ne sono andata donna con una valigia piena di tutto il sapere e l’amore per il mio lavoro e le persone del 7° cavalleggeri e ne ho sempre parlato a tutti con l’emozione di aver fatto parte di un isola, di un progetto, di una storia ineguagliabile e irripetibile. Ed è in quella storia, la nostra, che si è fermato il mio cuore e la parte migliore di me… lei se n’è preso un pezzetto, glielo lascio, se lo porti dove vuole e sappia che qui la respiremo sempre nell’aria…

Davila

 

 

 


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Ultimo giorno di vacanza, ultimo a Napoli… eh già è arrivata anche per me l’ora di rientrare alla base. Un viaggio perfetto, è stato un po’ festeggiare i miei 40 anni, sono arrivati anche quelli. Non li temevo come si teme un età, li ho aspettati senza anticiparli e sinceramente poi non mi cambia nulla, resto la stessa che non li dimostra e fa sorprendere la gente che io li abbia. La maggior parte me ne regala molti meno, sarà per i miei atteggiamenti da ragazza, per il mio abbigliamento casual, per il mio viso, non so… un insieme di aspetti credo, pensando che a 40 si dice "donna" e non ragazza l’associazione a donna non è ancora mia per gli altri…

Viaggio meraviglioso in tutto, da sola. Sono sempre più spesso una viaggiatrice solitaria con le mie partenze improvvise  sperimentando la casualità dei luoghi, non organizzando molto se non il posto, come arrivarci, dove dormire, per me è abbastanza, il resto viene da sè adattandosi e non avendo timori vari che sono soliti a chi parte da solo: in effetti poi sola non ci sono rimasta mai da tante persone che ho incontrato dalla prima sera in poi ed è stato molto per loro che il mio viaggio "lungo", dieci giorni non li facevo da anni, è stato così bello. I posti, tra S. Agata, Nerano, Amalfi, Positano, Ieranto, Massa Lubrense, Sorrento, Furore, Praiano sono uno spettacolo della natura che resiste agli avventori umani egoisti e irrispettosi, quegli umani dico che non sanno dare valore a ciò in cui vivono, pretendendo sempre la supremazia sulle cose. E invece in questi posti la volontà uomo è obbligata a stare alle pieghe delle scogliere, delle montagne, dei parchi, di questo mix mare-monti che parla di sè mostrandosi splendidamente nelle sue altezze e nelle sue acque e avvisa che non c’è battaglia, cè solo accettazione di ciò che è perchè c’è da prima  e merita solo rispetto… questa è la sensazione che mi ha dato stare in questa zona che offre tante possibilità e se tu le accogli sei assorbita dalla bellezza, solo quella, nessun contrario, almeno, per menti aperte come la mia di cui vado fiera non sempre capita. Un passaggio a Napoli di due giorni per ritrovare un amica e i miei posti, dico miei perchè qui ormai mi sento "adottata" da tanto che questa città mi piace e non lo nascondo nelle conversazioni in cui se ne parla per "pubblicità" negativa di questo impero marino; qui i tempi son dilatati, non c’è la frenesia e l’ansia del nord, c’è in bene e in male una filosofia di vita semplice e diretta, contraddizioni e colori della gente sono un fascino a cui io non resisto e lo sento molto più simile a me e ha tanti spazi dove ci si può allontanare dalla routine… è impagabile una passeggiata sul lungomare dal Porto a Mergellina, fermandosi a Castel dell’Ovo, a Chiaia e poi se si hanno buone gambe si arriva a Posillipo una punta panoramica da togliere fiato e pensieri, così come il Vomero, altissima collina dominante tutto il golfo e lì… ti dimentichi qualsiasi cosa, o ti ricordi qualcosa ma serenamente come lo è ciò che vedi che si trasfonde nel tuo interno e ti placa. Ieri sera ero prorpio in quello stato, incantata dal panorama, non riuscivo a tenere gli occhi in altre direzioni, era come un magnete che ti attira e non vuoi resistere… ero a cena e chiaccheravo, ma gli occhi erano fissi su quel dovunque meraviglioso in ogni pezzetto… mi sono fatta la stampa oculare di quel panorama, come quella di Torca, da un terrazzo e lì credo di essere rimasta con l’anima alla ringhiera regalandoti uno dei miei pensieri più dolci che mai ti confesserò o forse potrei se solo tu non fossi così lontano …

Devo finire la ricostituzione della valigia e poi ancora qualche ora di immersione in questa città brillante, oggi con un bel sole che invita a prendersene un altro po’ e a tenerlo di scorta magari seduta a leggere o ad incantarmi di mare e pace… e di te.

Davila

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Vacanze…

E sono ancora in viaggio… stavolta un po’ più in là del solito ma nella stessa regione: penisola Sorrentina, località Massa Lubrense, per la precisione Torca, piccola frazione di San’Agata dei due golfi. Forse non la conoscono in molti, nemmeno io prima di adesso e conoscere questi posti è stata una intensa scoperta… sono ancora qui in effetti e ci resterò fino ai primi di agosto. Torca è un paese di pescatori, li sto vedendo proprio adesso mentre scrivo, al largo di questo mare blu. Dal terrazzo della camera ho una vista da apnea, mare aperto e in mezzo i tre scogli chiamati Li Galli e non me l’aspettavo dalle foto sul sito che non rendono la vera bellezza di questo grazioso B/B gestito dalla famiglia sorrentina… c’è una luna straordinaria, difficile tenere gli occhi sulla tastiera, osserva il mare e gli scogli, illuminandoli di una luce tenue e il mare è immobile… dicevo, famiglia sorrentina che d’estate si trasferisce qui e apre la casa ai turisti: bellissima villa con tanto spazio, diversi terrazzi, e tre camere, una, la mia, la più piccola è una matrimoniale con terrazzo arredato, posto silenzioso sul Monte Torca, a dieci minuti a piedi dalla piazzetta a venti da Sant’Agata a sette km  dalla spiaggia più consigliata,  Nerano, a due dalla cima del monte.Tra mare e monti si può scegliere se passeggiare o nuotare il tutto senza spendere un capitale come in questi periodi fan pagare in altre zone. Il solito consiglio della mia adorata amica che mi fa un elenco di paesi e tra questi appunto Torca con la frase " a Torca c’è un fiordo che se lo vedi tu, sbatti a terra" mi conosce bene, sa che amo i paesaggi marini soprattutto e mi son fatta tentare: ho cercato e trovato e ho visto il fiordo… si può anche arrivare alla spiaggetta, si, certo, prima però ti fai un paio di chilometri di strada e circa, settecento scalini in pendenza che a scendere si fanno in un ora più o meno, essendo scalini di montagna, a salire, se si sopravvive quasi il doppio, dicono…
Ci sto pensando di avventurarmi, probabilmente sarò uno dei cadaveri dei cui resti non si troveranno mai, essendo possibile cibo per vari animali montani, ma ci vorrei provare, alla mia età forse ce la faccio ancora, forse e probabilmente mi ritirerò scendendo, ma mi sfido a provarci, se non le faccio da viva le pazzie quando avrò altre occasioni no? Amica mia a proposito di pazzie eh…
Sono talmente in pace qui che anche le spine e i ricordi fanno meno male, non viaggio mai senza ricordi, me li porto sui vestiti e li cambio al bisogno. Io so che anche tu qui staresti bene, è uno dei posti che fa per te e sa di te, e adesso mi manchi… mi manchi e non sei lontano, mi manchi e ti vorrei con me, pretenziosa io, egoista quasi, ma qui, in questa pace ti voglio da morirci. E non capirai mai quanto tu sia con me e che oggi in spiaggia ho incrociato uno che ti somigliava per qualche dettaglio e l’ho guardato a lungo, forse troppo visto che poi mi ha guardato bene la sua ragazza, non eri tu e solo per dettagli, ma ho sorriso nel rivedere qualche particolare di te. La voce era simile, il viso della stessa forma, il fisico opposto al tuo, parecchi chili in più, altezza meno della tua, occhi vivi, come i tuoi, un modo di guardare molto simile, la conversazione con gli amici assai versatile e ironica. Se fossi stato lì mi avresti detto che non c’entrava nulla con te, prendendomi in giro quasi offeso, come hai fatto un altra volta… e invece avevo ragione io… cerco qualcosa di te perchè ho bisogno di vederti…
E non è la mente, quella sta abbastanza buona e zitta, non è fisicità, anche se non potrei giurarlo, è da dentro che nasce quel bisogno, da un angolo che si risveglia in certi momenti e mi fa girare, tornare…
La lista di canzoni nel mio mini mp4 funge da catalizzatore per certi pensieri e la luna lo sa, sempre più alta e più regina di questo cielo, la poltrona a dondolo dove sono seduta suggerisce coccole e tenerezza, la candela sul tavolo profuma di frutti di bosco e le parole dicono" tienimi con te, in una foto dove vuoi, nelle tasche dei tuoi jeans, nell’aria dei respiri tuoi, in fondo agli occhi la notte, di giorno sempre un po’ in mente… io vorrei essere con te stesa su un prato su di te, non sono mica matta…" eh si che lo sono, molto, sono vorace di pazzia e come vorrei quella insieme a te tu non lo sai… " come un chiodo piantato alle pareti del cuore con un martello indolore… poi quando sarò nel tuo posto più intimo farò più dolce che si può, e un po’ per sempre resterò, sulle tue labbra socchiuse, nelle tue idee un po’ confuse… in qualunque posto fuori o dentro di te…" non posso cantarla vista l’ora e i vicini di stanza amoreggiano con altre note, ma oggi, senza voce cantavo questo testo che mi è caro per momenti passati.
Oh ecco la tua voce che mi da la buonanotte…e tu dove sei?

29 luglio, ore 1.14, terrazzino di Villa Mon Plasir… la luna sta iniziando la discesa sul mare, ci arriverà tra qualche ora, io proverò a dormire e tra qualche ora torno al mare a trovare qualche altro simile o diverso, immaginando te… e la lista scorre veloce sotto il mio dito e arriva dove voglio sentire, dove so che mi porterà via, lontano da qui… how i feel, every time you, in my deepest, over time, when you came, when we dance, trought the clouds, i’ll be there to love him…

Davila

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