Se io fossi il mattino adesso, verrei a svegliarti, se fossi stata la notte t'avrei amato fino alla sua fine e inseparabili avremmo baciato la vita…
Davila
giugno 27, 2011
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Se io fossi il mattino adesso, verrei a svegliarti, se fossi stata la notte t'avrei amato fino alla sua fine e inseparabili avremmo baciato la vita…
Davila
maggio 11, 2011
Senza Categoria chanson, claire, je ne sais pas, moi, nuit, word Lascia un commento
Quel respiro che sale e… I know you're somewhere out there, somewhere far away…
Non è una gran canzone ma le frasi che ha sono quel che dico, quando sono sola, quando mi pulsano i pensieri e me ne sto a fissare la luna. A volte mi capita in macchina, mentre guido, altre appena scesa con la portiera ancora aperta e la guardo nel centro del mio cortile, con le sue facce settimanali e come me volubile. Io sono come lei, solitaria in un buio tutto mio che non conosce nessuno perchè a nessuno è concesso capirlo. Se lo raccontassi, anche solo in parte, mi darebbero della matta, della squilibrata forse e invece credo di avere più sanità mentale io che certe persone stabili ma vuote. Io sono un tumulto, sono un inquieta che si logora di passione e non può farne a meno, nonostante i suggerimenti portino in altre direzioni ma io inevitabile proseguo… continuo a guardarla e la trovo sempre bellissima e affine a me.
Ogni sera, se vedo quella stella, quella stella lì, io ti saluto… è un saluto lontanissimo e insignificante, fa sorridere e fa male insieme, perchè sei dall'altra parte, esattamente di là, via da qui… e io non lì.
Non è certo coraggioso ammettere che si è folli, è dire però la verità e io non la nascondo a me stessa, che si incolla ad una stella e non ce la fa a guardare le altre. Ne passano, ne passeranno, ce ne sono parecchie che stanno intorno ed eccitano i sensi, le prendo, le tocco, le trapasso e lascio andare, nessuna resta, ormai non è tempo per la costanza, mi ha lasciato così tanto tempo fa che dovrei prenderne lezioni per applicarla. Mi ha lasciato quando avevo gli occhi aperti e le mani calde, quando l'ultimo voto di amore ricambiato mi ha girato il cuore verso un altro e poi… e poi basta, sono stati momenti e sogni profondi, una speranza che picchiava la realtà, una fugace promessa e un treno su un binario sbagliato, ma sono sempre arrivata fino in fondo, fino a quanto potevo e anche oltre grazie alla mia follia.
Ora, ora sono una faccia di luna che non sa staccarsi da una stella, che scrive ogni tanto come ora seguendo un filo immaginario, magari dopo un sogno, una riflessione, una frase di una canzone che sente fino a che ha memoria di ogni parola. Faccio così quando leggo le parole… le imparo e le affronto, le porto dove penso stiano a posto e le trasmetto dentro, che siano pallottole, che siano carezze.
Le colleziono e le uso per turbare la mia ragione, quei pochi etti che me ne rimangono…
Ci sono stati giorni in cui ne ero a digiuno e sono stati meravigliosi, giorni in cui vivere era un trofeo, un altare alla passione, una scoperta di quanto ero me stessa, così libera da tremare. Ce ne sono stati altri in cui la forza non reggeva le gambe e alzarsi per viverli era morire: ho preso quello che pioveva, ho scelto l'inevitabile e ho amato intensamente…
"Io sono seduta parlando alla luna nella speranza che tu sia dall'altra parte e che stai parlando con me"
Mi dicono: " E' un vero peccato…" io alzo le spalle e sorrido una battuta e dentro sento un crac, perchè io avevo un idea da vivere e un anima da far entrare, ma l'uscita era parallela all'ingresso e in quei millimetri c'è stato tutto… tutto quello che si poteva, che si desiderava, che ha appianato le montagne e disegnato il mare.
Ancora una volta, promesso ancora una volta ad ascoltarla e poi… torno dov'ero.
"Try to get to you on the other side…"
E sono su una riva, giù da un fiordo che ho disceso e non voglio più risalire… ho un anello che brucia all'indice e una collana che lega una lettera, l'amore scende dove vuole e sta addosso tenendoti sveglio sempre…
Davila ( e Bruno Mars)
dicembre 31, 2010
Senza Categoria buon anno, moi, nuit, rouge 1 commento
E Buon Anno sia, uno nuovo, forse simile, forse no. Un altro davanti ignoto, questo che passa vissuto. Sia buono per ogni desiderio, progetto, sorpresa, imprevisti, novità o tutto già visto. Sia che sia è un altro anno, di giorni a stagioni, di notti profonde, di solitari, di gruppi, di vergogne e perdoni, di sbagli e di giusti, di rovesci e di buona mano, di diagonali e di incroci, di cerchi e rombi, di trame, di troni, di furbi e innocenti, di numeri, di verosimili e incredibili, di rifugi o di scoperti, di trascorsi o di fermi…
Non sarà un anno che ci salverà, per qualcuno sarà un ultimo, per altri l'inizio, di certo sarà tempo, cose, opportunità, perdite e riscatti…
Sarà un anno, questo è il fatto, arriverà tra poco, lo si vedrà in bicchieri misti a rossetti e tappi che saltano, lo si bacerà con le parole e le labbra, lo si troverà in malinconici ricordi che scrollano le spalle, perchè è inevitabile pensare a ciò che quello prima è stato nel momento in cui c'è il sorpasso.
Si terranno abbracci, foto, vestiti rossi, più intimi dell'anima che ancora una volta si scioglie nel vino. Si penserà a dopo, a ciò che capiterà, ma soltanto al rientro, tra due giorni quando i botti sono spenti e la mente recupera equilibrio o ci prova…
Io, che di questo vorrei sbriciolarne gli eventi e tenerli in tasca per non perdermi, mi piace pensare che almeno uno sia rimasto in qualcun altro, presuntuosa di essere traccia anche solo di una frase o di minuscola aggiunta ad un altra vita.
Io, che non temo ciò che scorre e fremo per muovere, cambiare, spostare, di nuovo o al mio fianco, perchè tutto ciò che si è è una corrente emozionale a cavallo, in carrozza ci sei tu e i sogni… e non te ne dimenticare, per quest'anno.
"Credo sia ora di andare"
"No, un altro momento… aspettiamo"
"Ti manca già?"
"Si, tanto come non immaginavo, io pensavo che ci fosse ancora tempo"
"No, si è consumato tutto, ne viene altro però"
"Lo so, ma … ma… "
"Ma, nessun ma, abbi fiducia"
"Certo, però… sai, è uguale, io sento lo stesso, pulsa e si rigenera"
"Non lo perderai"
"Tu credi?"
"Io spero… non sai sicuramente ciò che avverrà, la certezza è prepotenza, sai però che puoi aspettare, senza fretta, senza peso, con gli occhi aperti e le mani pronte, come le valigie che non disfi mai tutte perchè aspetti un viaggio ancora…"
"Gia… nemmeno tu sai vero?"
"No, nemmeno io"
"Ma stai sorridendo, tu m' imbrogli!"
"No… io ti sento"
"Se fosse così allora avresti capito cosa intendo"
"Ho capito, sei tu che non ti ascolti"
"Io… io … so, teneramente nascondermi per farmi trovare da te"
Buon Anno…
Davila
agosto 26, 2010
23 Agosto 2010
Se n’è andato a fare un giro chissà dove, una persona che stimo, con la quale ho condiviso anni di professione e conoscenza, anni di storie, di interventi, discussioni, di confronti mai banali, se non per ridere delle sue battute mirate e spesso pungenti, con un fondo di verità a volte scomoda. Esigente, partecipe e anticonformista, arrivava al lavoro in moto anche con la pioggia, sfidava malattie e persone con quell’animo acceso, con la gestualità e gli occhi fermi di chi sa che cosa sta dicendo e lo difende. Riservato nel suo interiore personale, schivo a manifestazioni affettive, ma l’ho visto tenere mani per conforto, carezze, a visi in lacrime, dando fiducia con lo sguardo e poche parole ma incisive e quel silenzioso rispetto dovuto alla sofferenza che gli era intorno: se n’è andato in altre terre dove potrà ancora essere acuto osservatore e ironico oratore, carismatico con garbo e quel sorriso imperfetto che non escludeva nessuno, nemmeno me che non ero un accondiscendente ma un educata testarda e che per primo, nel 92, una mattina in visita mi affibbiò l’epiteto di "rompipalle", da lì ripetuto nelle occasioni quotidiane e poi negli incroci casuali nei corridoi e ascensori che ti danno il tempo di una battuta e un arrivederci. Lo sono ancora, forse anche di più; era una battuta e un complimento che tengo caro come tutti i ricordi di quegli 11 anni condivisi in quel meraviglioso gruppo di persone di cui facevo parte, lui era una, la seconda ad andarsene così, lasciando un vuoto che non si riempie e non si sostituisce… nel cuore.
Buon viaggio Dott B. spero sia in moto e senza pioggia…
L’avevo scritto un ora dopo aver saputo che se n’era andato, un ora per confermarmi che era vero e lasciar libere le lacrime; due giorni prima parlavo di lei Dott B. e avevo avuto buone notizie da condividere con due sue vecchie conoscenze, due altre di quel gruppo che hanno fatto "storia". Ci dammo anche un nome "Il 7° Cavalleggeri" perchè eravamo attivi e pieni di entusiasmo, perchè eravamo una banda di infermieri e medici che ogni giorno facevano le gare con il dolore e la vita e spesso prendevamo a schiaffi il destino avverso, quando potevamo vedere i sorrisi di chi coi mille grazie usciva dalla porta del reparto a piedi e nel benessere ritrovato: ci lasciavano cioccolatini, biscotti, caffè, biglietti e un pezzo della loro esistenza che inevitabilmente si era incrociata con la nostra e ci aveva legato. Non veniva spesso alle cene, era schivo fino a quel punto, ma lei c’era quando ci voleva e non si tirava indietro nei casi più difficili e aveva sempre un opinione medica da dire e tutti l’ascoltavano, perchè lei era in gamba, lei il suo lavoro lo sapeva fare bene e l’ammiravo parecchio per questo. Se avessi avuto bisogno di un medico oncologo sarei venuta da lei con fiducia incondizionata e lei mi avrebbe preso in giro come sempre, perchè ai complimenti lei credeva poco, dubitando se fossero sinceri, ma in fondo, quell’angolo di timido narciso se ne compiaceva…
Oggi di lei ho conosciuto aspetti personali che mi hanno commosso, ho visto suo figlio, leggere la lettera a lei dedicata, le somiglia a copia quasi identica sia nell’aspetto che nel modo di fare… ha messo la lettera sul tavolo e le mani aperte appoggiate piegandosi come faceva lei quando doveva annunciare qualcosa e sembrava le servisse l’appoggio per rendere meglio l’idea sia essa grave o leggera. Ho visto sua moglie, dal viso bello, i lineamenti di una donna capace e in gamba come lei, trasparente e coraggiosa nel dire che non aveva rimpianti perchè la vita fin ora se l’era goduta ogni giorno…
Lei era troppo alto da guardare negli occhi, non avevo quell’altezza per sapere di che colore erano tranne un giorno che ci siamo trovati accanto ad un letto di una sua paziente, le stava dando notizie brutte, i markers erano ancora positivi e doveva fare un altro ciclo, chiaramente le ha spiegato tutto e nonostante le lacrime su quel viso così giovane e la parrucca nera scivolata un po’ di lato le ha dato quel coraggio di non smettere di sperare nella cura e in se stessa, perchè ad altro non ci si poteva affidare secondo il suo punto di vista ateo. L’ho guardata con ammirazione perchè dire tutta la verità ad un malato è sempre stato un argomento spinoso, ma non per lei, che alle sue pazienti, le "sue donne" come le chiamavo io, diceva ogni cosa per renderle consapevoli dell’avversario da stroncare e tutte restavano affascinate, segretamente innamorate del medico e dell’uomo e qualcuna poco segretamente le faceva gli occhi dolci ma lei integerrimo le smaliziava con la battuta del momento. Lei per me aveva gli occhi verdi, come una bella veduta di montagna da guardare seduti sulla moto, ad ammirare la natura gentile di cui quel verde ne è il frutto…
Ed è la sua natura che ho ascoltato oggi, di chi l’ha conosciuta oltre me, di chi ha fatto un lungo giro con lei in questa vita e di chi so che non se ne scorderà. Ho ascoltato la sua musica, ho visto le sue foto passare sullo schermo e il tempo che le è passato sulla pelle non cambiandola però più di tanto, forse almeno in questo la sua brevità le ha reso merito. Ho visto persone che conosco, colleghi e non solo, c’era l’aula piena come credo mai in altre occasioni, singhiozzi e sorrisi nel ricordarla, parole e applausi tutti per lei… lei che c’era, sicuramente seduto con la gamba su quell’altra e la mano sulla barba, attento, osservava in giro guardando ognuno, strizzando l’occhio per saluto, compiaciuto e intimidito dal numero, silenzioso tranne un colpo di tosse per affermazione e tre dita per appoggiare il viso, in ascolto… poi quando ha pensato che poteva andare, si è alzato e di spalle ha salutato tutti, quasi fuggendo, veloce nell’ allontanarsi con quei passi lunghi ma lenti e ci ha lasciato a bere un bicchiere in suo onore… per tutto l’onore che lei aveva.
Non c’ero quando ha conosciuto il suo avversario, l’ho saputo a distanza dai legami che ancora ho forti e fermi con molti di quelli rimasti nella storia. Incredula ho pensato che questo non a lei, non a chi per anni l’ha guardato sul corpo e nell’anima degli altri, non a chi si è impegnato per migliorare gli strumenti di guerra da dare ai soldati e a chi a battaglia persa diceva un vaffanculo interiore da far tremare le pareti… le è toccato essere soldato e ha tenuto il fucile fino a che ha potuto, troppo breve il tempo però, troppo doloroso saperla via… non averne avuto ancora è il mio rimpianto e la mia mancanza. Non era tipo da pensionato nullafacente forse, ma non farsi rapire così! La terapia andava bene, mi dicevano e quindi per quale cazzo di sfortuna lei non ci sarà domani? Non era nemmeno tipo da paradiso, lei il biglietto d’entrata non lo aveva preso, lei era fatto per stare qui, ancora, con tutto il tempo da passare a discutere da primario e rompere le palle da uomo per bene… e vaffanculo!
Mi mancherà, perchè lei fa parte del periodo più bello e intenso della mia vita, in cui sono arrivata da ragazzina vent’enne e me ne sono andata donna con una valigia piena di tutto il sapere e l’amore per il mio lavoro e le persone del 7° cavalleggeri e ne ho sempre parlato a tutti con l’emozione di aver fatto parte di un isola, di un progetto, di una storia ineguagliabile e irripetibile. Ed è in quella storia, la nostra, che si è fermato il mio cuore e la parte migliore di me… lei se n’è preso un pezzetto, glielo lascio, se lo porti dove vuole e sappia che qui la respiremo sempre nell’aria…
Davila
agosto 7, 2010
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Ultimo giorno di vacanza, ultimo a Napoli… eh già è arrivata anche per me l’ora di rientrare alla base. Un viaggio perfetto, è stato un po’ festeggiare i miei 40 anni, sono arrivati anche quelli. Non li temevo come si teme un età, li ho aspettati senza anticiparli e sinceramente poi non mi cambia nulla, resto la stessa che non li dimostra e fa sorprendere la gente che io li abbia. La maggior parte me ne regala molti meno, sarà per i miei atteggiamenti da ragazza, per il mio abbigliamento casual, per il mio viso, non so… un insieme di aspetti credo, pensando che a 40 si dice "donna" e non ragazza l’associazione a donna non è ancora mia per gli altri…
Viaggio meraviglioso in tutto, da sola. Sono sempre più spesso una viaggiatrice solitaria con le mie partenze improvvise sperimentando la casualità dei luoghi, non organizzando molto se non il posto, come arrivarci, dove dormire, per me è abbastanza, il resto viene da sè adattandosi e non avendo timori vari che sono soliti a chi parte da solo: in effetti poi sola non ci sono rimasta mai da tante persone che ho incontrato dalla prima sera in poi ed è stato molto per loro che il mio viaggio "lungo", dieci giorni non li facevo da anni, è stato così bello. I posti, tra S. Agata, Nerano, Amalfi, Positano, Ieranto, Massa Lubrense, Sorrento, Furore, Praiano sono uno spettacolo della natura che resiste agli avventori umani egoisti e irrispettosi, quegli umani dico che non sanno dare valore a ciò in cui vivono, pretendendo sempre la supremazia sulle cose. E invece in questi posti la volontà uomo è obbligata a stare alle pieghe delle scogliere, delle montagne, dei parchi, di questo mix mare-monti che parla di sè mostrandosi splendidamente nelle sue altezze e nelle sue acque e avvisa che non c’è battaglia, cè solo accettazione di ciò che è perchè c’è da prima e merita solo rispetto… questa è la sensazione che mi ha dato stare in questa zona che offre tante possibilità e se tu le accogli sei assorbita dalla bellezza, solo quella, nessun contrario, almeno, per menti aperte come la mia di cui vado fiera non sempre capita. Un passaggio a Napoli di due giorni per ritrovare un amica e i miei posti, dico miei perchè qui ormai mi sento "adottata" da tanto che questa città mi piace e non lo nascondo nelle conversazioni in cui se ne parla per "pubblicità" negativa di questo impero marino; qui i tempi son dilatati, non c’è la frenesia e l’ansia del nord, c’è in bene e in male una filosofia di vita semplice e diretta, contraddizioni e colori della gente sono un fascino a cui io non resisto e lo sento molto più simile a me e ha tanti spazi dove ci si può allontanare dalla routine… è impagabile una passeggiata sul lungomare dal Porto a Mergellina, fermandosi a Castel dell’Ovo, a Chiaia e poi se si hanno buone gambe si arriva a Posillipo una punta panoramica da togliere fiato e pensieri, così come il Vomero, altissima collina dominante tutto il golfo e lì… ti dimentichi qualsiasi cosa, o ti ricordi qualcosa ma serenamente come lo è ciò che vedi che si trasfonde nel tuo interno e ti placa. Ieri sera ero prorpio in quello stato, incantata dal panorama, non riuscivo a tenere gli occhi in altre direzioni, era come un magnete che ti attira e non vuoi resistere… ero a cena e chiaccheravo, ma gli occhi erano fissi su quel dovunque meraviglioso in ogni pezzetto… mi sono fatta la stampa oculare di quel panorama, come quella di Torca, da un terrazzo e lì credo di essere rimasta con l’anima alla ringhiera regalandoti uno dei miei pensieri più dolci che mai ti confesserò o forse potrei se solo tu non fossi così lontano …
Devo finire la ricostituzione della valigia e poi ancora qualche ora di immersione in questa città brillante, oggi con un bel sole che invita a prendersene un altro po’ e a tenerlo di scorta magari seduta a leggere o ad incantarmi di mare e pace… e di te.
Davila
agosto 1, 2010
Senza Categoria magal, rouge, tu, viaggi Lascia un commento
Vacanze…
E sono ancora in viaggio… stavolta un po’ più in là del solito ma nella stessa regione: penisola Sorrentina, località Massa Lubrense, per la precisione Torca, piccola frazione di San’Agata dei due golfi. Forse non la conoscono in molti, nemmeno io prima di adesso e conoscere questi posti è stata una intensa scoperta… sono ancora qui in effetti e ci resterò fino ai primi di agosto. Torca è un paese di pescatori, li sto vedendo proprio adesso mentre scrivo, al largo di questo mare blu. Dal terrazzo della camera ho una vista da apnea, mare aperto e in mezzo i tre scogli chiamati Li Galli e non me l’aspettavo dalle foto sul sito che non rendono la vera bellezza di questo grazioso B/B gestito dalla famiglia sorrentina… c’è una luna straordinaria, difficile tenere gli occhi sulla tastiera, osserva il mare e gli scogli, illuminandoli di una luce tenue e il mare è immobile… dicevo, famiglia sorrentina che d’estate si trasferisce qui e apre la casa ai turisti: bellissima villa con tanto spazio, diversi terrazzi, e tre camere, una, la mia, la più piccola è una matrimoniale con terrazzo arredato, posto silenzioso sul Monte Torca, a dieci minuti a piedi dalla piazzetta a venti da Sant’Agata a sette km dalla spiaggia più consigliata, Nerano, a due dalla cima del monte.Tra mare e monti si può scegliere se passeggiare o nuotare il tutto senza spendere un capitale come in questi periodi fan pagare in altre zone. Il solito consiglio della mia adorata amica che mi fa un elenco di paesi e tra questi appunto Torca con la frase " a Torca c’è un fiordo che se lo vedi tu, sbatti a terra" mi conosce bene, sa che amo i paesaggi marini soprattutto e mi son fatta tentare: ho cercato e trovato e ho visto il fiordo… si può anche arrivare alla spiaggetta, si, certo, prima però ti fai un paio di chilometri di strada e circa, settecento scalini in pendenza che a scendere si fanno in un ora più o meno, essendo scalini di montagna, a salire, se si sopravvive quasi il doppio, dicono…
Ci sto pensando di avventurarmi, probabilmente sarò uno dei cadaveri dei cui resti non si troveranno mai, essendo possibile cibo per vari animali montani, ma ci vorrei provare, alla mia età forse ce la faccio ancora, forse e probabilmente mi ritirerò scendendo, ma mi sfido a provarci, se non le faccio da viva le pazzie quando avrò altre occasioni no? Amica mia a proposito di pazzie eh…
Sono talmente in pace qui che anche le spine e i ricordi fanno meno male, non viaggio mai senza ricordi, me li porto sui vestiti e li cambio al bisogno. Io so che anche tu qui staresti bene, è uno dei posti che fa per te e sa di te, e adesso mi manchi… mi manchi e non sei lontano, mi manchi e ti vorrei con me, pretenziosa io, egoista quasi, ma qui, in questa pace ti voglio da morirci. E non capirai mai quanto tu sia con me e che oggi in spiaggia ho incrociato uno che ti somigliava per qualche dettaglio e l’ho guardato a lungo, forse troppo visto che poi mi ha guardato bene la sua ragazza, non eri tu e solo per dettagli, ma ho sorriso nel rivedere qualche particolare di te. La voce era simile, il viso della stessa forma, il fisico opposto al tuo, parecchi chili in più, altezza meno della tua, occhi vivi, come i tuoi, un modo di guardare molto simile, la conversazione con gli amici assai versatile e ironica. Se fossi stato lì mi avresti detto che non c’entrava nulla con te, prendendomi in giro quasi offeso, come hai fatto un altra volta… e invece avevo ragione io… cerco qualcosa di te perchè ho bisogno di vederti…
E non è la mente, quella sta abbastanza buona e zitta, non è fisicità, anche se non potrei giurarlo, è da dentro che nasce quel bisogno, da un angolo che si risveglia in certi momenti e mi fa girare, tornare…
La lista di canzoni nel mio mini mp4 funge da catalizzatore per certi pensieri e la luna lo sa, sempre più alta e più regina di questo cielo, la poltrona a dondolo dove sono seduta suggerisce coccole e tenerezza, la candela sul tavolo profuma di frutti di bosco e le parole dicono" tienimi con te, in una foto dove vuoi, nelle tasche dei tuoi jeans, nell’aria dei respiri tuoi, in fondo agli occhi la notte, di giorno sempre un po’ in mente… io vorrei essere con te stesa su un prato su di te, non sono mica matta…" eh si che lo sono, molto, sono vorace di pazzia e come vorrei quella insieme a te tu non lo sai… " come un chiodo piantato alle pareti del cuore con un martello indolore… poi quando sarò nel tuo posto più intimo farò più dolce che si può, e un po’ per sempre resterò, sulle tue labbra socchiuse, nelle tue idee un po’ confuse… in qualunque posto fuori o dentro di te…" non posso cantarla vista l’ora e i vicini di stanza amoreggiano con altre note, ma oggi, senza voce cantavo questo testo che mi è caro per momenti passati.
Oh ecco la tua voce che mi da la buonanotte…e tu dove sei?
29 luglio, ore 1.14, terrazzino di Villa Mon Plasir… la luna sta iniziando la discesa sul mare, ci arriverà tra qualche ora, io proverò a dormire e tra qualche ora torno al mare a trovare qualche altro simile o diverso, immaginando te… e la lista scorre veloce sotto il mio dito e arriva dove voglio sentire, dove so che mi porterà via, lontano da qui… how i feel, every time you, in my deepest, over time, when you came, when we dance, trought the clouds, i’ll be there to love him…
Davila
luglio 8, 2010
Senza Categoria magal, moi, verte, viaggi Lascia un commento
E’ troppo bella quella canzone, ogni volta sempre di più… chissà perchè io quando ascolto un pezzo lo assimilo, son così curiosa di sentire ogni suono, ogni parola, ogni strumento o effetto che lo "consumo" per tutte le volte che ascolto. Forse, ma anche senza forse, sono così anche con le persone, solo quelle a cui tengo però. Sono alla ricerca dei tesori profondi in ognuno, dei particolari, come andar a caccia di lucciole nel bosco… è da illusi o folli… le lucciole sono imprendibili, le puoi solo ammirare, a relativa distanza se no scappano, o per prenderle, nel tentativo, si deve esser più rapidi e spesso è solo una mano vuota.
Pensavo alle ferie, ho deciso dove andare, non so ancora bene come le organizzerò ma il posto si: al mare ovviamente, partenza ultima settimana di luglio, da sola, come ultimamente viaggio e sinceramente mi piace… sono libera di decidere cosa, come, quando, voglio, senza tempi, senza fastidi e nemmeno mi annoio da sola, si perchè mi piaccio da sola…
Ultimo viaggio lungo, cinque giorni a Procida a fine maggio, è stata una scoperta meravigliosa, come ho già scritto qualche giorno fa. Le sue misure minime fanno di lei una conchiglia in mezzo al mare dove assaggi il sapore di natura e gente quasi incontaminata: gentilmente mi ha accolto tra le sue vie strette come budelli, dove il passaggio di due auto non esiste, dove usi le gambe come motore per girarla in quel sali e scendi delle sue zone. Due sono abitate, una è la zona del porto principale, essenziale per i collegamenti con le altre isole e la terraferma, essenziale nella sua grandezza, ci stanno due traghetti di linea affiancati, qualche peschereccio e un molo a parte per gli aliscafi… ovviamente uno alla volta.
L’altra zona è sempre portuale, ma turistica, barche private di ogni fattura, mi ha ricordato portofino quella minuscola baia ma molto più bella come paesaggio intorno. Nella zona centrale dell’isola c’è il corso principale e poi varie traverse che portano alle spiagge. La mia, isolata dall’abitato era un sogno, si chiama Ciraccio, le più famose sono altre, come quella dove hanno girato il Postino il film di Troisi, ed è l’unica che non ho visto, mi sono persa per cercarla e ne ho trovata un altra che però ho scoperto poi non essere quella… fa niente, ero per lì per conoscere e scoprire e quindi anche non avere direzioni precise non mi è dispiaciuto.
Il residence dov’ero è sulla spiaggia, per me un sogno che si realizzava. Aprire la porta e a venti passi il mare. Dolce e calmo mare che si arruffava come un gattino al passare del vento, poca gente sulla sabbia e tutto il tempo per me, per pensare, per dimenticare, per decidere, per riposare sdraiata sotto un sole che non scottava ma che scaldava la pelle di un piacere intenso. Una stanza piccola ma attrezzata di tutto, e poi fosse stata anche peggio, in un posto così io anche in tenda sarei stata felice.
Sono arrivata a Procida grazie ad un sms… la mia amica mi ha scritto "ma perchè non te ne vai qualche giorno a Procida?" l’ho cercata subito on line, ho visto qualche albergo, belli ma cari e lo sconforto ha fatto capolino, ho lasciato perdere per quel giorno ma non ero vinta.
Due giorni dopo, cioè a uno prima della partenza, ho guardato di nuovo, dopo aver "scartato" altri posti come Amalfi, Positano, Maiori e con molto dispiacere, ma ci riproverò, Acciaroli, che credo sia un altro posto da favola per le foto che ho visto ma in quel momento doveva essere un luogo facilmente raggiungibile e comodo coi mezzi… lì non lo è se hai solo cinque giornie quindi son tornata su Procida, ho viaggiato con google maps e fantasia e con lo sconforto a più dieci mi sono trovata sul sito di un residence, l ‘Hotel Tirreno e mi è piaciuto assai. Zona del Faro, tranquillo, descritto con parole semplici e accattivanti, niente magnificenze da albergo extra stelle, spiaggia a 300 metri… nei miei soliti impeti ho telefonato al volo, sapendo due cose: la prima è che non ci sarebbe stato posto, la seconda che a 24 ore dalla partenza si chiama "culo" trovarlo ovunque (il volo l’avevo già prenotato giorni prima, senza avere ancora alloggio, incosciente? Si!). Telefono quindi, nonostante avessi letto tutta la procedura di invio della caparra ecc, ecc… mi risponde una voce maschile gentile e accentata, io timidamente chiedo se c’è disponibilità per "qualche giorno" e mi risponde: "Si, in che date?" e io " Ehm… da domani a domenica" e lui "Ah, da domani…" sento la sua perplessità e mi preparo ad un no: "Signora scusi ma da dove chiamate?" e io rispondo quasi sottovoce… "Ah, quindi arrivate domani, in aereo?" e io rispondo un si quasi soffocato, poi comincio a parlare a ruota libera rassicurando che sarei arrivata, che mi scusavo per il breve, ehm, brevissimo preavviso ma che non mi era stato possibile prima e che… "Signora non c’è problema, il posto c’è" e se non fossi stata seduta nel letto credo sarei caduta, il posto c’è! Mi spiega che per la quarta notte non era sicuro mi avrebbe dato conferma mentre ero lì. Credo di averlo ringraziato almeno cinque o sei volte di seguito, mi ha spiegato dove prendere il traghetto a Napoli e gli orari, io col sorriso ho ascoltato, quelle informazioni le sapevo già…
Chiudo con l’ennesimo grazie, lasciando i miei dati e il mio numero di telefono, mi saluta, poso la cornetta e sulla mia bocca un sorriso fino alle orecchie e un salto sulle molle che ha fatto saltare i mei gatti dormienti! Partenza, partenza!
Preparo la valigia che come sempre non so preparare, mettendoci dentro cose fino a far tendere ogni cucitura, scrivo la lista pre-viaggio che non rispetto mai, mando un sms alla mia amica per dirle che ho seguito il suo consiglio, mi risponde entusiasta, mai come me però!
Avviso la family che parto e che ho bisogno un passaggio in aereoporto e come sempre, mi accompagnerà mio padre… che ormai paziente, mi fa da autista di andata e ritorno nei viaggi imprevedibili. Arrivo in aereoporto per tempo, anzi in anticipo stranamente, durante il viaggio in macchina mio padre mi fa una strana domanda che mi mette una leggera ansia… vista la partenza pressochè immediata mi son dimenticata (e c’era nella mia lista) di stampare la carta d’imbarco, ma, ormai mi conosco, avevo scritto ora e numero di volo su un pezzo di carta, casualmente rimasto in borsa. Temo però in un errore e quindi ansia! Scendo dalla macchina di corsa, entro a leggere i monitor delle partenze… oh il mio volo non c’è; aspetta, guarda meglio… no, non c’è, impossibile, non c’è… impossibile!! Ma non c’è…
Vado verso il punto informazioni, mi dice, l’hostess, che è meglio che mi avvii verso il banchetto della easy jet per chiedere, ok, calma…presagio… vado, fila interminabile, ne vedo uno vuoto con un hostess che sta per andarsene, la fermo, le chiedo del volo e mi dice che non ne sa nulla, di chiedere ad un altra postazione, va bene calma… esco a prendere la valigia e racconto a mio padre che convinco a forza ad andare comunque e che l’avrei avvisato non appena avessi avuto notizie precise.
Torno dentro, faccio la fila ad un banchetto, ascolto i discorsi della gente e capisco che qualche volo è stato annullato. Non il mio vero??? Si, anche il mio ovvio. Sciopero a Parigi del personale areoportuale di terra e nessun volo da, per, o in transito su Parigi era disponibile… ehm… domanda: ma cosa c’entra Parigi con Napoli? Semplice, l’aereo era lì fermo per un viaggio precedente è non poteva più ripartire, ovvio, erà lì e l’hanno bloccato… era lì e minkiapapà proprio il mio???
Vengo a sapere da uno stewart trafelato che distribuiva volantini che non sa assicurare le partenze per nessuna destinazione in mattinata, ma che con buona "ottimistica" probabilità lo sciopero bleu, rouge et blanche sarebbe finito nelle prime ore del pomeriggio e suggeriva di contattare i numeri sul volantino, carta per stampanti strappata a mano mentre parlava, per prenotare altro volo in altri giorni o per il rimborso…
Erano le dieci del mattino, possibilità volo -4, ansia al cubo, sconforto alle porte della disperazione, zero caffè nello stomaco… una partenza non partenza entusiasta direi!
Ore 11 nessuna novità, nessuna notizia nemmeno in giapponese se ci fosse o no il volo, calma… caffè c’è, sigaretta c’è, panico c’è, che volevo di più in aereoporto con la valigia che cominciava a pesare come la tristezza della rinuncia??
No, mi dico, io devo partire! Prendo quella striscia di carta dalla tasca e chiamo, quattro numeri, tiro la monetina per scegliere quale? Decido per il secondo sulla lista, mi risponde la cortese Eleonora, che dopo la lunga frase di rito mi ascolta. Le spiego il problema, se ha notizie, ovviamente no! Chiedo se c’è posto su un volo in giornata, certo che c’è, ma se partirà non me lo sa dire proprio… calma… va bene, Eleonora, metti il mio nome su quella lista e veloce! Mi racconta ogni passaggio del cambio prenotazione, quasi mi diceva le lettere della tastiera e anche il tasto invio, dopo circa 9 minuti sono in lista per il volo delle 16.30 di improbabile partenza ma almeno un impalpabile possibilità c’è.
Mi saluta Eleonora con due frasi di rito stavolta e dieci euro in meno sul cellulare…
Bene, un altro caffè…
Passeggio inquieta per l’androne dell’aereoporto, ascoltando altri passeggeri rimasti a terra e capisco che i voli son cancellati da stamattina presto, non è partito Athene delle 6, Praga delle 6.40, Dublino delle 7.15, Sofia delle 8.40…. mi chiedo: ma l’easyjet ha il parcheggio in Francia? E’ una compagnia inglese, che ci facevano tutti quei voli lì, gli unici annullati erano i loro, sarà una ripicca per l’antico rancore della guerra delle cento rose?
Tra le varie conversazioni in zona banchetti easyjet ne spicca una tra due coniugi, non sanno bene cosa sia successo e non sanno a chi chiedere: essendo lì da due ore ormai, intervengo io con le spiegazioni dell’evento e gli consiglio di rivolgersi a quello stewart, ormai esaurito dal continuo spiegare a tutti i nuovi arrivi, al banchetto 44. Ci va il marito, la moglie mi resta accanto e iniziamo la classica conversazione degli sfortunati viaggiatori, quella che comincia col rammarico e finisce con la rabbia o viceversa, ma lei invece molto serenamente è solo rammaricata, visto che quel volo, il mio, l’avevano prenotato a febbraio e quindi ultra sfortunati che tra tanti giorni proprio in quello capitava lo sciopero. Mi sorride, torna il marito e spiega alla moglie che "è come ci ha detto la signorina, non si sa se gli altri voli partono e comnque non c’è più posto su nessuno fino a sabato"… Sabato? Ma siamo a giovedì! Oh oh, la mia immaginazione cavalca e penso sia il caso di andare a controllare se la sig.ina Eleonora 9 euro ha fatto il suo dovere cambiandomi davvero la prenotazione. Vado alla biglietteria easyjet adottata francese e dopo una fila di venti minuti chiedo all’operatrice se IO sono sul volo delle 16.30, mi risponde con un sorriso stanco e tirato con gli elastici che si ci sono, ma nessuna, nessuna sicurezza sulla partenza. Che faccio, prego? No, non è da me… ritorno alla zona disperati e ritrovo i due coniugi seduti che chiaccherano, gentili mi chiedono se ho conferme, rispondo di si, che sono in lista ma che ancora è tutto un forse quasi da miracolo. Sorridono, mai visto persone così calme nella "fly tragedy"… mi chiedono dove andassi a Napoli, sorrido, rispondo che se ci arrivo dovrei prendere un traghetto per Procida, il loro sorriso diventa risata ed esclamazioni di gioia… per loro Procida è come un punto fermo da vedere in ogni viaggio che fanno verso il sud, ci vanno da anni organizzando i viaggi in modo da passare sempre da Procida per un giorno o due… non sono mai stanchi di vederla, la conoscono benissimo e mi danno utili consigli da turisti appassionati, per loro Procida è sempre da scoprire e stupirsi ogni volta. Io persone così le adoro, che ti raccontano di posti che vedono portandoti ad immaginare visivamente, sono virus contagiosi di gioia e di esperienza del viaggio, non si risparmiano in particolari, descrizioni, eventi, emozioni…e per più di mezz’ora dimentico il panico da non partenza e affondo in quelle parole così precise, vedo le spiagge, la pasticceria da Renato, la chiesa di San Antonio, il panorama mozzafiato dal Faro, Chiaiolella, il Pozzo vecchio, corso Vittorio Emanuele, via Roma e quel supermercato piccolo ma conveniente dove comprare il necessario senza pretese proprio sulla piazzetta del Porto… e vedo me che atterrò contenta del pericolo scampato… mi frega l’immaginazione, come sempre.
Loro invece resteranno a terra a meno che come suggerisce il marito provino col treno…
Si, ottima idea, è ancora presto, ce la possono fare per sera: li stanno aspettando e quindi devono partire oggi. Si, l’alternativa è saggia ma come fanno a sapere gli orari dei treni? Ovvio che in un aereoporto non ci sia un punto internet disponibile vero??? Solo in italia è così.
Mi viene un idea, mi collego con cellulare al sito di trenitalia, mi sento di contraccambiare la gentilezza con altrettanta, il marito mi prega di non farlo, ci mancherebbe, il disturbo, il costo. Mentre lui mi parla io sono già on line, tabella orari, glieli comunico e come me il giorno prima si dispensano in ringraziamenti, no, grazie a loro, mi hanno riacceso speranza e voglia di arrivare in quel nido marino.
Li saluto, non ci siamo nemmeno detti i nomi ma non importa, sono quelle conoscenze estemporanee che ti tolgono i dubbi sull’indifferenza della gente e aumentano il piacere di viaggiare.
Ore 15, chiamano per il ceck-in, banchetto 42, non è detto si parta, il ceck-in deve aprire lo stesso e in fila ancora una volta, la terza, il panico si è dissolto e mi accodo sorridendo dietro ad una famiglia con bambini vivaci che corrono tra le valigie…
-continua-
Davila
luglio 4, 2010
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Tonight
"Troppa luce non ti piace, godi meglio a farlo al buio sottovoce graffiando la mia pelle e mordendomi le labbra fino a farmi male, bene, senza farmi capire se per te più sesso è amore…"
Non so quel che vuoi e mi tormenti con quegli sguardi fissi su di me, ti slacci quel bottone ostinato della camicia che ti sta così bene senza cravatta, si vede che vuoi far l’amore ancora, ti sei preparato per questo, sorprendendomi con una telefonata insolita. Ho risposto pensando ad un saluto notturno, raro da te, non sei uno da sdolcinati minuti al telefono con le frasi da coppia che sorride ad un microfono, ascoltando parole di buonanotte. Sei breve, pratico, giorno, dove e fino a quando, nessun mi manchi o ti voglio sulla linea, me lo dici ogni tanto tra la pelle e l’orecchio senza voce, quando ti è andata via per il piacere, quello ad occhi chiusi e respiri corti che mi fa impazzire ancora di più…
Non volevo venire, era tardi, la strada parecchia ma un "ti aspetto" mi fece cambiare idea. Vestita di fretta, senza trucco e borsa dei due soliti giorni, ho guidato per un ora coi finestrini aperti e pensieri imprudenti, niente musica, ero tesa di arrivare e di vederti dopo averti sentito con quel desiderio sottomesso che non hai mai avuto: dici e ti prendi ciò che vuoi senza errori di interpretazioni.
Il cancello aperto, la tua villa al buio, ho pensato di essermi sbagliata, ma ho sentito lo scatto della porta che si apre… entro, quei sei scalini timorosa con le mani sudate sulla maniglia, ancora buio, una luce a destra per la direzione, mi avvicino alla porta socchiusa, stranamente niente televisone, non la spegni mai, è lo sguardo che le rivolgi dopo l’ultimo su di me e un bacio sulla pancia prima di scivolarmi via.
Silenzio, non ti chiamo, entro e guardo, l’armadio, la sedia, la finestra, il tuo posto nel letto… candele sui comodini, una bottiglia d’acqua senza bicchieri, tu coperto fino al mento con quel piumone morbido d’eredità, sorridi, ricambio sorpresa, esce un braccio da sotto teso verso di me la mano per prendermi, resto ferma, cerco una battuta spiritosa da dirti facendo sembrare ridicola la situazione per nascondere il sudore dell’imbarazzo e la voglia appena accesa…
"sei pioggia fredda sei come un temporale di emozioni che poi quando passa…"
Mi inginocchio sul letto, resto così a guardarti, ti giri verso il comodino slacci l’orologio e lo appoggi, ti alzi seduto e mi prendi con entrambe le mani, perdo l’equilibrio e mi stendo sul letto a pancia in giù, mi tiri verso di te fino alle tue spalle, ancora silenzio, mi baci, di seguito, mordi le labbra, le vuoi ma io sono ancora ad occhi aperti che ti lascio fare giocando alla pazienza per farti perdere la tua e ci vuole poco, un morso sul collo e mi giri sotto di te, la tua mano sulla mia maglietta aspettando di capirmi, di capire se voglio. Il tuo viso indaga il mio e incredulo si riapre in un sorriso e si appoggia al cotone del mio petto, coi denti sollevi la maglietta e mi baci dove sai che il solletico mi scioglierà. Sei presuntuoso, arrogante, un brivido latente inizia alla fine della schiena e te ne accorgi, mi conosci, sai che la pelle non resiste come la mente. Cerco di parlare, mi serve un perchè stasera e così, mi serve per non far vincere l’ennesima volta la tua volontà, prepotente, da sabbie mobili senza appigli ne riserve: le tue mani, entrambe sotto la maglia per toglierla, non si leverà se non alzo le spalle, mi guardi con gli occhi della domanda e sto per dire la mia ma la chiudi in bocca con il bacio… il bacio, uno mio e tuo, uno, tra decine di casuali, ma questo no, è il nostro, con le labbra ad un soffio e poi aperte, trovando la forma d’insieme, prendersi, respiro, lingue e sapori che si accarezzano e poi le mani tra i capelli per tenersi e più dentro ancora col ritmo che scoppia e finalmente mi chiude gli occhi e non so che perdermi in te. Mi hai tua, qualsiasi momento può essere razionale poi, ma non questo, non i minuti che stiamo così dove tutti i sensi sono coinvolti e non si fermano…
"poi ti bacio, poi ti graffio, poi ti dico che ti amo e ti proteggo
e poi ti voglio e poi ti prendo poi ti sento che impazzisci se ti parlo
sottovoce senza luce perchè solo io lo so quanto ti piace
e poi brilli, non ti spegni, ci graffiamo per non far guarire i segni"
Scrivo ad occhi chiusi ciò che sento, muovendomi su una musica che mi resta dopo te, dopo che te ne vai, dopo la volta che potrebbe essere l’ultima e morirei per la prossima. Questa volta, sapeva di dolcissimo addio, fino all’alba a far l’amore come due amanti nascosti e peccatori, tonight…
Non la mettere la cravatta e vieni qui ancora, tormentami e spogliami con quegli occhi, non ti lascerò andare e sparire. Passo tempo da sola e mi convinco che è meglio, ho progetti e viaggi da organizzare, ho una vita a cui devo un cambio che prima o poi riscuoterà, ma io senza te non sono donna, ne amore, ne parole, ne corpo. Sei una frusta di perle a cui mi legherei, tu, adorabile saccente che fai l’amore per ambizione, le parole da egoista e un corpo generoso che si spreme per farmi felice, che non si stanca di darsi e farsi prendere ogni centimetro perchè sai che resti un marchio in chi ti ama ma chi osa dirtelo è la prossima valigia da fare…
Mi manchi, nuda accanto a te, di quanto sei bello adesso lo descrive la candela quasi finita che ti illumina il profilo sul cuscino, ti incollerei la mano che hai sul mio seno e che ogni tanto nel sonno accarezzi, forse non te ne accorgi o forse lo sai che quando dormi ti desidero come brucia un fuoco in silenzio, incantata a guardarti giocando coi pensieri se svegliarti o no per ricominciare, invidiando il lenzuolo sotto il tuo petto che ti tocca. Mi scuoti come un tuono , mi calmi come una preghiera, mi possiedi impertinente, bella per te, intelligente, sensuale, dici, uomo tu di istanti, di racconti, così coerente anche negli errori e conto quelli che hai fatto con me, ma non sono mai stata così viva, presente in me stessa, libera, indipendente di scegliere te anche se fuggi ma so che mi tieni nei ricordi e quando torni sei indimenticabile…
E facciamo una storia diversa che non si condivide con gli altri, tace e si conserva, si preserva dai giudizi, si diffonde come incenso, si annebbia nella lontananza e risorge negli amplessi. Sei il girone del purgatorio di cui sono schiava e anche se in penombra ti posseggo con le bende morbide dell’attesa, che ti disarma, che ti fa pensare a me e ti stupisci che succeda così e poi me lo dici scherzando come se non fossi tu, ma tu sei il mio splendido abbandono…
Tonight, di altre cento o una io e te…
Davila
P.s Liberamente ispirata e conquistata dal testo dei Modà- Sono già solo ""
luglio 4, 2010
Senza Categoria chanson, rouge Lascia un commento
Non ho scritto più poi… ma scriverò, ora ho scoperto qualcuno che scrive per me… sono impressionata da questo testo e musica che con sei parole in riga rende una passione profonda, densa, graffiante… l’ascolto da ore.
Non saprei dire meglio… mi piacerebbe saperla suonare, mi piacerebbe provare ancora un desiderio così…
"Troppa luce non ti piace, godi meglio a farlo al buio sottovoce,
graffiando la mia pelle e mordendomi le labbra fino a farmi male,
bene, senza farmi capire se per te più sesso è amore
Poi fuggi, ti vesti, mi confondi, non sai dirmi quando torni e piangi, non rispondi, sparisci e ogni 4 mesi torni, sei pazza di me come io lo son di te
Resisti, non mi stanchi, mi conservi sempre dentro i tuoi ricordi
e poi brilli, non ti spegni, ci graffiamo per non far guarire i segni
e sei pioggia fredda sei come un temporale di emozioni che poi quando passa…
lampo tuono è passato così poco e son già solo.
Tornerai tornerai, altrochè se tornerai
ma stavolta non ti lascio ti tengo stretta sul mio petto,
poi ti bacio, poi ti graffio, poi ti dico che ti amo e ti proteggo
e poi ti voglio e poi ti prendo poi ti sento che impazzisci se ti parlo
sottovoce senza luce perchè solo io lo so quanto ti piace
e ora dimmi che mi ami e che stavolta no, non durerà solo fino a domani,
resta qui con me perchè son pazzo di te…
Resisti, non mi stanchi. mi conservi sempre dentro ai tuoi ricordi
e poi brilli, non ti spegni, ci graffiamo per non far guarire i segni
sei pioggia fredda sei come un temporale di emozioni che poi quando passa…
lampo tuono è passato così poco e son già solo.
Resisti, non mi stanchi mi conservi sempre dentro ai tuoi ricordi
e poi brilli, non ti spegni, ci graffiamo per non far guarire i segni
e sei pioggia fredda sei come un temporale di emozioni che poi quando passa…
lampo tuono è passato così poco e son già solo…"
Davila
luglio 2, 2010
Senza Categoria word Lascia un commento
Avrei da raccontare abbastanza per un paio di post, almeno si, ma credo che rimanderò magari a stasera… quando l’afa si placa e c’è più silenzio in giro. Di quel Silenzio che io tanto amo ne ho preso un po’ stando in un borgo laziale per due giorni. L’occasione era una mostra di fumetti, organizzata da una mia cara amica, Ada, che mi ha circuito in più occasioni ad apprezzare i fumetti appunto, ma non quelli stile topolino o diabolik, quelli che raccontano con i disegni di vita, di sentimenti, di immaginario, di istantanee di realtà che c’è intorno e che con la matita, invece che con una tastiera, si riescono a descrivere anche meglio. Fumetti di fantasia ma mica tanto: ne ho visti di splendidi, l’ispirazione erano i sette peccati capitali e le quattro virtù, o sono cinque? Me ne dimentico sempre qualcuno… forse non aspetto stasera, ma in fondo è meglio di sì, ora dovrei andar fuori a prendermi la cena e a far scorta di liquidi che mi sto assetando grazie al caldo, magnifico caldo che aspettavo con ansia dopo questo inverno quasi interminabile.E sul mio tetto ora non ci sono gli strati di ghiaccio, ma un sole intensamente bello a quest’ora… e mi fa pensare al mare, visto un mese fa, in un altro silenzio, uno diverso, in solitudine per 5 giorni su un isola appena scoperta nonostante stia lì da qualche secolo. Che sorpresa conoscerla… io ancora mi stupisco dei posti in cui vado, molto meno delle persone, volubili e incomprensibili, più veloci a cambiare della terra che gira in un giorno. Mi mancano le persone entusiaste, che apprezzano i dettagli, che mi fanno conoscere gli infiniti aspetti di qualcosa apparentemente scontato… che mi incantano quando parlano, quando ti coinvolgono, quando sembrano di un altro mondo e qui sulla terra sono semplicemente appoggiati. Ho mandato un sms ad una di quelle che mi mancava, da tanto tempo pensavo di farlo ma una sorta di imbarazzo me lo impediva, invece, come sempre quando decido seguendo le sensazioni del momento, l’ho scritto e mi ha anche risposto… il resto non lo so, spero di sentirla meglio, di condividere quel po’ di immaginazione se è rimasta, che caratterizzava sere e sere di discorsi come treni in corsa e le fermate erano solo per mangiare o bere o accendersi una sigaretta. Le amicizie non si perdono se le affinità che le hanno iniziate restano in ognuno, prima o poi ci si ritrova da qualche parte, in qualche momento di vita, in qualche pensiero incancellabile o nei sorrisi ricordando…
Si credo che scriverò stasera… al buio di una stanza ventilata, sfidando sonno e caldo e una mente piene di parole che non so come usciranno, ma sono importanti da tenere e qui io le lascio, perchè nella loro melanconia c’è la mia vita, vissuta o immaginata che merita un posto… in silenzio…
E pensando, ascolto Stay…
Davila